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Il comune

Il Gonfalone:

Drappo azzurro, ornato di ricami dorati, con stemma recante al centro la scritta "Città di Paola"; la parte inferiore del tessuto è contrassegnata da: una corona a cinque punte ricamata in filo d'oro e d'argento; due rami, di cui uno di alloro a sinistra, e l'altro di faggio a destra, ricamati in filo di seta di vati colori. Tutto ciò in relazione al titolo onorifico di "CITTA'", di cui la stessa fu insignita, per ricordo, come monumento storico e per l'attuale importanza, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell'Interno.

Lo Stemma:

Effigie su fondo azzurro di San Francesco di Paola, in età veneranda, assorto in preghiera a mani giunte, con: saio dell'Ordine da lui fondato; bastone poggiato a sinistra; aureola e la scritta del suo motto: "CA-RI-TAS", nell'angolo in alto a destra.
La struttura urbana, sorta in origine per esigenze di varia natura (comunicazione, libero scambio, difesa, progresso economico e tecnico), si caratterizzava, rispetto agli insediamenti di tipo rurale, per la concentrazione, soprattutto nel suo centro, di servizi necessari al proprio funzionamento. Il suo divenire, a detrimento della campagna, determinava realtà sociali differenziate nella stessa organizzazione spaziale, per lo più radiocentrica, cui corrispondono obiettive distinzioni nelle condizioni di esistenza offerte dalla città stessa.
Se già la forma del villaggio primitivo dà con immediatezza l'organizzazione sociale del gruppo con i suoi contenuti funzionali e simbolici, la struttura formale della città, in epoche e culture diverse, è fortemente rappresentativa, nei suoi tracciati prevalentemente geometrici, di presupposti cosmologico-sociali o in prevalenza difensivi, collocate su alture, "spontaneamente" sviluppatesi secondo l'andamento corografico del terreno, o "ideali" o rispondenti, dall'età barocca in poi, a esigenze di prestigio e scenografia urbana. Nella sua crescita, attraverso il tempo, tuttavia, per gli interventi successivi e frammentari, la sua chiarezza rappresentativa tende a perdersi fino a che non se ne preveda una ristrutturazione ben caratterizzata che gli conferisca un aspetto coerente al gruppo di potere che si rappresenta attraverso di essa con le proprie esigenze funzionali e la propria ideologia.
Dal principio dell'800, nel processo di rapida urbanizzazione e inurbamento delle masse rurali, sia nelle città di nuova fondazione, che in quelle preesistenti, si pongono gravi problemi organizzativi, cui si è tentato dare soluzioni sempre insufficienti, attraverso proposte teoriche e interventi operativi. La nostra è una città lineare, soprattutto per le caratteristiche del suolo ed un sistema di traffico stradale e ferroviario, variabile secondo le esigenze, sempre nuove, espresse dalla realtà sociale. Come possibilità di superamento dell'antitesi, anche nella nostra campagna intervenne la trasformazione dell'ambiente umano in un dinamico sistema di relazioni, permettendo la coesistenza tra vita cittadina, attività agricole e zone residenziali.
Il comune è l'Ente autarchico territoriale, definito da un territorio, un proprio ordinamento giuridico e una popolazione (residente ovvero che possegga nel territorio beni immobili o mobili, o vi eserciti un'attività). È amministrato da organi elettivi (consiglio comunale, giunta, assessori, sindaco), ha poteri regolamentari, nei limiti stabiliti dalla legge, ed esercita funzioni di interesse pubblico in materia di stato civile, polizia, sanità, igiene, opere pubbliche, assistenza e istruzione. In senso storico il termine indica la forma di organizzazione politica e giuridica autonoma delle città, sviluppatasi in quasi tutta l'Europa occidentale. tra i sec. XI e XIV, caratterizzata dall'assunzione della direzione politica da parte di un'associazione, volontaria, giurata, limitata nel tempo e rinnovabile, di cittadini o di una parte di essi. Attraverso lotte per il conseguimento dell'autonomia, i comuni riuscirono a ottenere il riconoscimento da parte di una autorità (Imperatore d'Italia) fino a giungere in Italia a una vera e propria indipendenza politica (sec. XIII e XIV). Con la pace di Costanza (1183) Federico Barbarossa riconobbe ai comuni alcuni diritti fondamentali come la riscossione delle imposte e delle pene pecuniarie, la facoltà di amministrare la giustizia e di battere moneta ecc. (le cosiddette regalie). In genere il c. italiano attraversò nella sua evoluzione tre fasi: si succedettero cioè il c. consolare (sec. XII), con ristretta classe dominante di estrazione feudale e mercantile il c. podestarile (sec. XII e XIII), ove il podestà, magistratura unica al posto di quella collegiale, fu un cittadino forestiero con funzione di moderatore; il comune delle arti (sec. XIV), che corrispose alla fase di espansione territoriale e al cui governo vennero associate altre classi di produttori e di lavoratori. Nei piccoli centri di campagna si formò il comune rustico sulla stessa base associativa, ma con minori differenziazioni di classe da quelli urbani. Esso è fenomeno Europeo, ma sensibilmente diversificato da paese a paese, solo in Italia ebbe effettiva autonomia,
Dopo la lunga guerra del Vespro (1282-1302), combattuta anche in Calabria come in Sicilia, che la prima fase di espansione e di accentramento territoriale, determinatosi col sorgere dei casali di Paola, nell'ambito del territorio che fa capo al feudo di Fuscaldo. Essa coinciderà con un ulteriore accrescimento del primo nucleo urbano, che in questo stesso periodo viene circondato da una prima cinta muraria e munito di fortificazioni.
Tuttavia non è da escludere che la spinta congiunturale abbia in realtà accelerato un processo di riorganizzazione territoriale avviato da tempo e che si conclude localmente, in modo non dissimile dalla dinamica di alcuni centri e villaggi del Lazio meridionale, che sostituisce alla gerarchia dei vecchi casali abbaziali quella del nuovo centro laico e feudale.
Nella fase a cavallo tra il XIII e XIV secolo, in conseguenza delle spinte all'accentramento territoriale determinatosi localmente fra le popolazioni (e anche a seguito dei disordini conseguenti ai combattimenti fra Angioini e Aragonesi), nel comprensorio paolano si va spegnendo la funzione di poli di aggregazione demografica che i due piccoli casali preesistenti di origine monastica di Fosse e di S. Michele avevano sino a quel tempo svolto nella stessa area.
La popolazione di questi due piccoli casali rurali si aggrega quindi nel corso del XIV secolo al già consolidato nucleo demografico del casale paolano, che viene a trasformarsi in modo da assumere le dimensioni e la fisionomia di una concentrazione urbana fortificata: un "castrum" sostanzialmente autonomo da Fuscaldo; ciò consente inoltre alla città, che è già dotata di un suo porto di proiettarsi nelle attività mercantili e di introdursi nelle correnti di traffico del commercio marinaro sulle rotte mediterranee.
Il passaggio dalla condizione di "Tenimentum a Casale e Castrum", sino alla nascita della prima formazione urbana di Paola, trova un significativo riscontro nella registrazione della decima pontificia del 1325, riscossa appunto in "Castro Fuscaldi et in Terra Paulae".
Nel 1342 la famiglia Ruffo, che aveva esteso il suo dominio fin sulla costa tirrenica, risulta investita della contea di Montalto ed estende la sua signoria sulle terre di Fuscaldo e di Paola.
Il conte Carlo V Ruffo, dopo aver parteggiato per gli Angioini passò al partito durazzesco del re Ladislao, al quale fece prestito di ben novemila ducati (corrispondenti a 1600 once in carlini d'argento); per riunire tale somma egli fu costretto a dare in pegno le sue terre di Fuscaldo e di Paola ad un prestatore, Nicolò de Ultramarinis, banchiere genovese.
Di fatto, alla fine del XIII sec., lo stanziamento sparso (i casali) sembra lasciare defnitivamente il posto all'insediamento accentrato, che viene così ad assumere la fisionomia fortificata del "castrum"; un polo territoriale autonomo rispetto a Fuscaldo, un brano della "Historia Sicula di Bartolomeo da Neocastro", ricorda il nuovo assetto assunto dal sito urbano. Nel 1288, nel corso della guerra del Vespro, gli abitanti del "castrum" di Paola, insieme a quelli dei centri vicini del litorale passarono a far parte dello schieramento che sosteneva il re di Sicilia Pietro d'Aragona: "His quidem paractis, Rex galeas ascendit et eo proficisciente feliciter, homines castri Paulae, castri Fuscaldi, castri Flumensfrigidi, abnegato hostium domine, ad fidem regiam conversi sunt..." (Il "castrum Paulae" qui viene posto per importanza sullo stesso piano di quelli di Fuscaldo e di Fiumefreddo, e citato per primo).
Con la costituzione del nuovo sito fortificato, si spense perciò, proporzionalmente, nel breve spazio di qualche decennio, la funzione di poli di aggregazione demografica che i due più antichi casali abbaziali di Fosse di Josaphat e di S. Michele di Josaphat avevano precedentemente svolto.
La decima pontificia del 1325 venne infatti versata solo "in castro Fuscaldi et in Terra Paulae". Successivamente Carlo V Ruffo poté riscattare la sua signoria sulle terre di Paola e Fuscaldo dopo breve tempo, allorquando re Ladislao ordinò, il 27 settembre del 1391, che a quest'ultimo fossero versate le collette della provincia di Basilicata. Gli stessi feudi di Fuscaldo e di Paola, con atto rogato a Cosenza il 19 maggio 1395, vennero poi ceduti dal conte Ruffo a donna Lucente de Frisia, figlia di Pietro, appartenente ad uno dei lignaggi della nobiltà di Montalto.
Quando i Ruffo Marzano rientrarono in possesso del feudo, Paola era già città, sorta, nel giro di poco più di un secolo, acquistando definitivamente una propria fisionomia urbana, peso demografico e autonomia giuridica. Essa costituisce allora gli ordinamenti civici della sua "Universitas" e finisce per sostituirsi nella gerarchia territoriale alla stessa Fuscaldo, antico centro locale.
Alla prima metà del secolo XV risale quindi l'istituzione della "Universitas Paulae". L'"Universitas" è il comune dell'Italia meridionale che con i suoi capitoli, statuti e ordinamenti civici esprime il "reggimento comunale", con il sindaco dei nobili e gli eletti rappresentanti della popolazione cittadina negli stati feudali, come fu Paola, e nelle terre regie.
Istituzione tipica del Regno di Napoli, l'"Universitas Civium" non costituiva però un'unità politica e amministrativa vera e propria, ma identificava però efficacemente un aggregato urbano che vedeva così riconosciuta dal potere regio la sua importanza economica e civile con l'attribuzione di magistrature municipali.
Nel 1494, il 25 gennaio, una lettera, di re Alfonso II° d'Aragona, diretta ai "Nobiles et egregii viri" della comunità di Paola, conferma i diritti di città concessi a Paola dalla casa d'Aragona già nel 1444, e dichiara "essa cità come fedelissima et amatissima dalla nostra casa".
Secondo le deposizioni rese nel processo di beatificazione di S. Francesco di Paola il 19 luglio 1512, dai testi paolani (Antonio Pandaro e Cristiano de Turchio) "Madama Lucente, signora in quel tempo di Paola, era ancora in vita nel 1454". Alla morte di Lucente il feudo ritornò ai conti Ruffo di Montalto, nella persona di Covella Ruffo junior.
In realtà Covella Ruffo possedeva la contea di Montalto, con la baronia di Fuscaldo e di Paola, fin dal 1445. Quando, nell'anno seguente, morì, il feudo fu avocato alla regia Curia fin quando, nel 1452, venne di nuovo concesso a Marino Ruffo Marzano, principe di Rossano. In un atto della cancelleria aragonese si legge: "Marini Rufli, Principis Rossani, concessio in perpetuum baronis Fuscaldi et terre Paule, devoluta ad regiam curiam obitu Polissene de Fuscaldo sive legitimis heredibus, taxata uncie IIII, tar. XV".
L'"Universitas Paulae", pertanto, rimase infeudata, per tutto il corso dell'età moderna alla casa Spinelli, marchesi di Fuscaldo e baroni della "civitas Paulae".
Nel 1494, il 25 gennaio, una lettera, di re Alfonso II d'Aragona, diretta ai "Nobiles et egregii viri" della comunità di Paola, conferma i diritti di città concessi a Paola dalla casa d'Aragona già nel 1444, e dichiara "essa cità come fedelissima et amatissima dalla nostra casa".
Seguendone le sorti e le imprese spregiudicate che ne fecero una delle più potenti famiglie del Regno, la città fu costretta a subire dagli Spinelli un dominio feudale di tipo dinastico, durato, si può dire pressoché ininterrottamente, dal 1496 sino al 1806.
Il lungo periodo fra XIV e XVIII secolo vedrà poi il dispiegarsi di una fase di definitiva espansione e consolidamento della struttura urbano-sociale della città, grazie soprattutto alla nascita del Santo paolano.