Il gonfalone

 

IL GONFALONE
di Giovanni Panaro

 

 

 

 

Un giorno il re chiese ai paolani che cosa desiderassero per la loro fedeltà alla corona. Invece della risposta "pane, pane", che il sovrano si aspettava, gli fu detto: "una bandiera". Meravigliato, l'alto dignitario chiese quale figura avessero voluto nel bel mezzo dello stendardo: "Un pavone", dissero questi. Ciò che accadde a Paola intorno al 1400-1500 viene riassunto da questo aneddoto, ormai del tutto dimenticato. Nonostante sia stato accettato con riserva per la poca credibilità derivata dalle fonti, sembrerebbe che, a grandi linee, esso voglia identificare alcune caratteristiche del popolo paolano. In realtà l'effige raffigura Paola nella sua parte essenziale, identificata più esattamente dall'epoca maggiormente rappresentativa. Chi scelse il pavone come simbologia, certo non voleva propagandare a nessuno caratteristiche sociali del popolo, attraverso la sola visualizzazione dello stemma. Se è importante rilevare da ciò un giudizio, è necessario che quest'ultimo venga inquadrato con la mentalità di quei tempi.

Il 1400 e 1500 sono considerati i secoli nei quali si impose il "caso Paola". Gli abitanti del Regno di Napoli conobbero e divulgarono la località Paola senz'altra riserva che non fosse quella di riconoscergli la particolare fama scaturita dalla santità di un umile frate. L'escalation dell'edilizia pubblica e privata esploderà dì li a poco. E' il periodo della concentrazione di numerosi Ordini religiosi che, con una certa influenza, si erano imposti su quella nuova "terra di missione". E' anche il periodo del grande commercio della seta e dei maggiori articoli derivati da essa. I regnanti di Napoli, papi, principi e dignitari di ogni Ordine e grado, furono investiti dalla conoscenza di quella nascente città. Paola doveva svilupparsi crescendo in bellezza non solo per l'appagamento dei suoi abitanti, ma anche per i visitatori che in breve tempo sarebbero piombati a frotte per conoscere il suolo nativo del grande Francesco. Ed infatti la città verrà abbellita nelle strade, nei palazzi, nelle fontane, scuole ecc... Paola doveva dare l'impressione di essere veramente "la perla del Tirreno".

Come il pavone, che con imponenza e dignità regale trasforma la coda in ruota smagliante puntellata di cento occhi rivolti al mondo, così Paola doveva risplendere nella sola immagine e nella sola identità possibile che era quella della propaganda di sé e dell'opera sociale del suo maggior figlio. Lo stemma del pavone rappresentò dunque nei secoli questa ridente città.

Altre raffigurazioni di questo uccello furono scolpite dappertutto. Le sole rimaste, cariche di storia, sono: una prima appesa a destra della porta di S. Francesco; una seconda scolpita su una facciata del basamento della fontana dei "pisciarieddi"; una terza collocata sulla sommità della fontana dei "sette canali", poi immortalata in altrettante bandiere e gonfaloni ricamati finemente, di cui uno ancora esistente, presso il Comune. Proprio il Comune dovette adottare nei secoli lo stesso stemma nella corrispondenza ufficiale.

Il 55° Gran Maestro dell'Ordine detto di San Giovanni di Gerusalemme prima, e di Malta poi, un certo frate Antonio de Paola - 1623-1636 - aveva "innalzato di azzurro al pavone roteante (la coda e) uscente da un fascio", e, quasi contemporaneamente a questi, un altro distinto personaggio di nome "Frà D. Giov. Cavaliero e Gran Maestro di Malta, nelle monete del 1625 fè scolpire il Pavone, ch'è simbolo di Paola in campo azzurro". Il pavone rimarrà quale stemma ufficiale fino ai primi decenni del nostro secolo. Successivamente lo stesso sarà diviso in due da una linea orizzontale. L'uccello fu collocato nel campo sottostante e, per la prima volta, fece capolino l'immagine di S. Francesco posta in quello soprastante. Reputando maturi i tempi per un'altra rettifica, qualcuno pensò che il pavone avesse dovuto far posto alla definitiva immagine del nostro Santo e da molti decenni ormai, lo stemma della città fu ufficializzato con la figura di S. Francesco con gli occhi che guarda in alto la scritta "Charitas".

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