Personaggi Illustri

La cittadina tirrenica, nel corso degli eventi, si è sempre distinta per aver dato i natali a persone che hanno lasciato un segno indelebile nella storia locale, regionale e nazionale. E' vero che tutti la conoscono per essere la patria di San Francesco, la figura più illustre, ma ci sono altri personaggi, non di secondo piano, che con le loro storie, a volte minori, sono stati fedeli ai loro ideali, che con la loro azione, spesso in prima linea, pagando con la propria vita, hanno preparato il terreno alle lotte dell'uguaglianza, della libertà e l'amor di patria, per darci un paese più libero e democratico. In una situazione tanto mutevole, tra cambiamenti continui di regime e di indirizzo politico, la loro vita non fu facile, alcuni si trovarono stretti, nell'abbraccio soffocante del "potere", altri, con poteri decisionali, contraddistinguendosi sempre, in tutte le situazioni, portando sempre più in alto il nome della città natia. Vi furono pensatori che tradussero i loro programmi in scritti letterari, per gli intellettuali; oppure con il loro eroismo vero e puro, adatto alle masse, per colpire l'orgoglio l'immaginazione e il patriottismo per convincerli a combattere per una società più giusta.
Le loro vicende di vita hanno modificato, in profondità, il rapporto con il nostro passato, in particolare con gli eventi del Novecento, a prescindere dalle opinioni che ognuno di noi possa esprimere. Tutti lottarono per l'amor di patria. Oggi non è facile capire i momenti storici in cui sono vissuti, ma grazie alle loro gesta, al loro modo di pensare, essi hanno modificato il corso storico degli eventi locali e nazionali.



FRANCESCO MARTOLILLA:

(San Francesco), nacque il 27 marzo 1416 e mori a Tour (Francia) il 2 aprile 1507. Visse vita eremitica praticamente sino alla morte. Ritiratosi a 14 anni in una grotta a nord di Paola, in prossimità del torrente Isca, ne uscì all'età di 19 per riunire i primi seguaci. Nella zona dei luoghi di penitenza costruì il primo convento dove la gente si recava da ogni parte per ricevere da lui il miracolo e per sentirne la parola di conforto. Fondatore dell'Ordine dei Minimi, caratterizzò la propria Famiglia religiosa con l'osservanza del voto quaresimale, secondo cui i frati non avrebbero dovuto mangiare la carne e i suoi derivati. L'uomo di Dio fu un gigante di spiritualità che riuscì a trasmettere anche nella Regola dettata per i suoi confratelli. Sostenitore e difensore dei deboli e degli oppressi, costituì un ostacolo di fatto al potere regio del tempo incarnato da Ferrante 1 D'Aragona. Essendo giunta la sua fama di miracolatore sino in Francia, il Re Luigi XI, sofferente e superstizioso, lo volle presso di sé, tramite il Papa Sisto IV, per ottenere la guarigione; cosa che il Frate non operò, perché si limitò ad assistere il Monarca a morire cristianamente. Francesco rimase, comunque, in Francia anche dopo la morte del Re e divenne, pur vivendo da eremita fuori dalla Corte, il consigliere della Dinastia reale. Il suo Ordine si diffuse quasi in tutta Europa, ed in particolare, in Italia, Francia, Germania e Spagna.

GIUSEPPE CATALANO:

nacque il 14 giugno 1698 e morì a Roma il 10 agosto 1764. Oratore sacro, filosofo, teologo e liturgista. Religioso di grande cultura e di profonda dottrina, fu collaboratore dei Papi Benedetto XIII e Clemente XII. Entrambi lo proposero per la porpora, ma egli non accettò.

FRANCESCO FERRARI:

nacque il 10 marzo 1885 e morì a Paola il 19 settembre 1966. Medico, scrittore, poeta e scienziato, inventò 1'autodidattofono Fonocaritas, l'Orologio delle nazioni e scoprì una miniera di cobalto nei pressi del valico della Crocetta, in località Forge. Ha pubblicato, tra l'altro, una Storia di Paola e ha lasciato molte opere inedite. Il 14 Aprile 2001 l'Amministrazione Comunale gli intitolò l'Auditorium del Complesso Sant' Agostino.

ISIDORO GENTILI:

nacque il 9 novembre 1832 e morì, infermo di mente, a Pesaro il 28 novembre 1876. Fu poeta e patriota del Risorgimento. Pubblicò alcuni libri di versi e lasciò altre cose inedite che sono ormai introvabili.

MAURIZIO MARAVIGLIA:

nacque il 15 gennaio 1878 e morì a Roma il 2 ottobre 1955. Giornalista e professore universitario fu anche parlamentare per tre legislature e membro del Gran Consiglio del Fascismo.

FRANCESCO MICELI PICARDI:

nacque il 21 aprile 1882 e morì a Paola il 18 dicembre 1954. Avvocato di fama nazionale, aderì al Partito Popolare Italiano e fu deputato nel 1919 e 1921. Caduto il Fascismo, fu eletto senatore della Repubblica per la Democrazia Cristiana nel 1948.

GIUSEPPE MARIA PERRIMEZZI:

nacque il 17 dicembre 1671 e morì a Roma il 6 febbraio 1640. Religioso Minimo, fu vescovo di Ravello e Oppido Mamertina. Oltre a una Vita di San Francesco da Paola, ha lasciato opere di filosofia e di morale.

GUSTAVO PIZZINI:

(1870-1935), medico, fu sindaco della città e presidente dell'amministrazione provinciale. Deputato per la XXIV legislatura.

CARLO SCORZA:

nacque il 15 giugno 1897 e morì a San Godenzo di Castagno d'Andrea (Fi) il 23 dicembre 1988. Ultimo segretario politico del Partito Nazionale Fascista, fu giornalista e autore di diversi libri su Mussolini e sul Ventennio. Fu parlamentare e membro del Gran Consiglio del Fascismo.

GIUSEPPE VAIRO:

nacque a Paola (Cs) il 24 gennaio 1917 e morì a S.Giovanni Rotondo (Lecce) il 25 luglio 2001. Consacrato vescovo a 44 anni, svolse il suo ministero pastorale a Gravina ed Irsina, Aderenza, Melfi-Rapolla e Venosa, Tricarico e, da arcivescovo, a Potenza, Marsico Nuovo e Muro Lucano. In occasione del suo 25° anniversario episcopale raccolse in volume alcuni suoi scritti col titolo "Venticinque anni di Dialogo Pastorale in tempi di Concilio e dopoconcilio". Visse il terremoto che devastò la Basilicata nel 1980 e fu pioniere e protagonista della ricostruzione di quella Regione. Sono stati raccolti anche in volume omelie, interventi, messaggi, relazioni, discorsi e prolusioni, tenuti dal 1986 al 1997, con il titolo con cui lo definì Giovanni Paolo II: "Luce e decoro dell'Episcopato".

FRANCESCO ZICARI:

nacque a Paola dove morì il 23 dicembre 1843. Poeta e letterato, scrisse La storia di Paola (inedito introvabile) e pubblicò un saggio sulla Scoperta dell'originale italiano, da cui Milton trasse il poema del "Paradiso Perduto", che era "L'Adamo caduto" di Serafino della Salandra.

DOMENICO MASELLI:

Nacque il 13 maggio 1881. Svolse il mestiere di portalettere. In paese era una figura simpatica, popolare e caratteristica, conosciuto da tutti con il nome di mastrai Minczzcc. Le sue due passioni furono la sartoria e la musica. Fu clarinettista nella banda cittadina guidata dal maestro Sciammarella che successivamente lasciò per motivi ideologici fondando il complesso "Banda Rossa". Compose numerose marce e trascrisse "L'Inno del congresso". Morì il 21 marzo 1977. Il 6 Maggio 2001 l'Amministrazione comunale gli intitolò il "Gazebo" della Villa comunale.

RAFFAELE DE LUCA:

di Florindo e di Mazzuca Pasqualina

nato a S. Benedetto Ullano il 24/03/1874 e residente a Paola, coniugato con Maria Mannarino. Di umili origini (il padre era bracciante e la madre filatrice), in gioventù studiò a Napoli dove si laureò in giurisprudenza. Fu anarchico, poi aderì al Ps. Fu amministratore comunale. Candidato Socialista alle elezioni politiche del 1921, diventò uno dei pionieri del movimento socialista in Calabria. Fu più volte aggredito, ferito e arrestato. Avendogli i fascisti di Paola dato l'ostracismo nel 1941 dovette trasferirsi a Roma dove diede vita al gruppo comunista "Scintilla" con Ezio Lombardi, Francesco Cretara, Orfeo Mucci, Pietro Battara, Aladino Govoni. Nell'Agosto del 1943 fu tra i fondatori del Movimento Comunista d'Italia e divenne direttore del giornale "Bandiera Rossa". Distribuì i volantini antifascisti davanti ai cinema romani. Arrestato il 4 dicembre 1943, a seguito di una delazione, fu rinchiuso a Regina Coeli, con l'accusa di stampa clandestina ed organizzazione di bande armate. Ammise tutte le proprie responsabilità e il 24 gennaio del 1944 fu condannato a morte dal Tribunale militare di guerra tedesco. Rifiutò di firmare la domanda di grazia, ma riuscì lo stesso a sfuggire all'esecuzione perché, grazie all'aiuto di alcuni antifascisti che operavano all'interno del carcere, fu dichiarato "intrasportabile" al luogo della fucilazione, a causa di una malattia. Uscì dal carcere il 4 giugno, il giorno della liberazione di Roma. Nel dopoguerra continuò a militare nelle file del Movimento comunista d'Italia. Nel 1947, a settantatrè anni, chiese l'iscrizione al Pci. La federazione romana accolse la domanda ma la Direzione respinse questa decisione. De Luca, umiliato dal rifiuto, si ritirò a vita privata. Morì il 6/4/1949.

Da: "I Dimenticat"di Angelo Pagliaro edito da Luigi Pellegrini Editori

NICOLA DE SETA:

Nacque a Paola il 20 febbraio 1884 da Francesco e da Maselli Rosina, coniugato con Montano Carmela, aveva tre figli, abitava in C.da Sant'Angelo. Agricoltore e figlio di contadini, sergente dell'Esercito italiano nella Guerra 1915-18, presidente della "Lega bianca" di Paola. Morì, tragicamente, il 1 maggio 1920. A Cosenza nacquero le "Leghe rosse" e "Le Camere del Lavoro" che si rifacevano al massimalismo marxista di Pietro Mancini, mentre il sacerdote Carlo De Cardona fece sorgere le "Leghe del Lavoro", dette poi "Leghe bianche" e "Casse Rurali", d'orientamento cattolico, le quali, nel 1919, avrebbero sostenuto il nascente Partito Popolare italiano fondato da Luigi Sturzo. Queste ultime, nacquero a Paola rispettivamente l'1.8.1909, per iniziativa di otto soci contadini, e il 21.4.1912 ad opera di 43 soci. La stessa fu posta in liquidazione nel 1937. La mattina del 1 maggio 1920, i socialisti e i radicalmassoni avevano celebrato la "Festa del lavoro" con un comizio di Pietro Mancini, che aveva sferrato un attacco contro la locale Giunta clericale ed i cattolici che esprimevano pure il Consigliere provinciale e un deputato nazionale, Francesco Miceli Picardi (Partito Popolare Italiano). Risentiti i Popolari, anticipando la loro manifestazione prevista per il giorno seguente, organizzarono la "risposta" per il pomeriggio dello stesso 1 maggio, senza l'autorizzazione delle Forze dell'ordine, che cercarono di scoraggiare l'iniziativa. Comunque, una parte di popolari scese, nel frattempo, dalla Rocchetta e forzò il blocco dei carabinieri, unendosi a un altro gruppo guidato dall'on. Miceli Picardi, nei pressi della Fontana dei sette canali per muovere in corteo, al suono della banda musicale di Fuscaldo, verso il luogo dove il Parlamentare popolare avrebbe dovuto tenere il "contro-comizio". Ma, all'improvviso, ad una fitta sassaiola contro i manifestanti, si unirono spari d'arma da fuoco ed il De Seta, che portava la bandiera, fu ferito gravemente. Lo stesso cercò scampo risalendo per il corso Garibaldi, ma crollò dopo pochi passi, in prossimità della chiesa di S. Giacomo, dove fu aggredito e ferito al collo con un colpo di rasoio. Nel panico, l'on. Miceli-Picardi (probabile bersaglio mancato) fu portato in salvo. Nella confusione rimasero contusi il ragazzo Ernesto Bruno e il falegname Rodolfo Gravina. Nella notte vi furono circa 15 arrestati, poi tutti scagionati. Don Sturzo, Segretario nazionale del P.P.I. manifestò con telegramma il suo "obbrobrio contro l'assassinio" e parlarono dell'accaduto in Parlamento. I Socialisti, una volta distinta la loro posizione dai massoni e dai radicali, attribuirono il fatto al livore settario dei popolari. Il 6 maggio, nella sezione socialista cittadina, alla presenza dell'on. Rondani che rappresentava il Partito, fu votato un ordine del giorno di solidarietà con gli arrestati. La Camera del Lavoro di Cosenza proclamò uno sciopero di 24 ore e i ferrovieri del Paolano per tre giorni si astennero dal lavoro. Il processo si svolse a Cosenza tra il 1921 e 1922, ma fu avvolto sempre da un velo scuro che non consentì di appurare mai la verità. Il 1.05.2004 l'Amministrazione Comunale ha posto una targa ricordo nel luogo dell'accaduto.

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