Stella del mare

Storia della fondazione
delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C.
in Paola.

Sempre più afferrata dall'amore di Cristo, che la sollecitava ad ampliare il suo progetto di carità, Madre Elena Aiello (1895-1961), Fondatrice delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C., condivisa in pieno da Suor Luigina Mazza (1893-1967), sua prima compagna e fedele discepola, il 2 dicembre del 1939, acquistò un fabbricato alla Marina di Paola, alla strada San Leonardo, zona piuttosto precaria dal punto di vista sociale, ancora priva di una presenza religiosa. Suor Luigina Mazza aveva quattro fratelli religiosi nell'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, questo può anche aver avuto la sua influenza per la fondazione della casa a Paola.
Il fabbricato acquistato era di proprietà del Signor Santoro Ercole, commerciante, nato a Paola, ma emigrato all'estero. L'accordo venne pattuito tra i contraenti, Suor Elena Aiello e Suor Luigina Mazza acquirenti e il Signor Francesco Cesario, per conto del proprietario del fabbricato, per l'acquisto del quale Madre Elena Aiello versò, come concordato, la somma di diecimila lire.
La spinta decisiva per avventurarsi in questa nuova impresa fu il grande amore che Madre Elena nutriva verso San Francesco, da Lei prediletto come suo Patrono principale e modello insigne di umiltà e carità. L'apertura di una casa, nella terra di San Francesco, le consentiva di stabilire una vicinanza più immediata e diretta con il grande Santo.
Erano passati soli 16 anni da quando, nel gennaio del 1928, Madre Elena aveva dato inizio alla sua opera di carità in Vico II Rivocati, nel Centro storico di Cosenza. Il nuovo Istituto, che lo Spirito aveva suscitato nella Chiesa tramite la sua disponibilità interiore, ancora tenero virgulto, era impaziente di crescere e di estendere, anche, altrove i suoi rami di amore e di solidarietà verso il prossimo. Dopo l'atto di acquisto, il fabbricato, per un periodo rimase libero e vuoto, perché lo scoppio della seconda guerra mondiale, ritardò la decisione dell'apertura della casa. Dal 1940 al 1944 il fabbricato venne occupato dai Militari della Coorte Territoriale II Centuria.
Nell'estate del 1943 fu gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei, che si abbatterono sulla costa tirrenica. In seguito alle tremende conseguenze dei bombardamenti, il fabbricato, abbandonato dai militari, fu preso d'assalto dalla gente del luogo, che, rimasta priva di una abitazione, trovò in esso un alloggio di fortuna. Il cinque febbraio del 1944, per evitare il protrarsi di questa occupazione obbligata, ma in ogni caso abusiva, con l'intervento del Genio Civile, iniziarono i lavori, affidati all' Impresa Edile del Commendatore Emilio Carnevale, per riparare alla meglio il fabbricato, ridotto in cattive condizioni. In seguito a ciò, alcune persone dabbene del luogo, fomentando lotte e dissensi, fecero di tutto per frapporre ostacoli e difficoltà, onde impedire alle suore di Madre Elena Aiello di mettere piede a Paola.
Qualcuno, infatti, non vedeva di buon occhio la presenza delle Suore Minime della Passione nella zona Marina e ostacolava, in ogni modo, il piano di Madre Elena facendo intervenire anche delle personalità religiose. Proprio durante questo periodo così burrascoso per la fondazione della casa di Paola, Madre Elena, in sogno, vide Santa Gemma Galgani, santa di cui lei era devota, per l' affinità spirituale, che legava entrambe alla Passione di Gesù. Il 2 maggio del 1940 Madre Elena aveva preso parte, in Piazza San Pietro, alla sua canonizzazione.
Nel sogno Santa Gemma la rincuorava dicendole di non avere paura delle lotte e dei contrasti, che stavano mettendo a dura prova il suo progetto per l'apertura della casa di Paola, perché nessuno sarebbe riuscito ad arrestare l'opera di Dio. Dopo averla rassicurata, le chiese di mettere questa casa sotto la sua protezione. "La casa di Paola deve portare il mio nome, deve essere posta sotto il segno della mia tutela, identificarsi con la mia stessa presenza spirituale", le disse Santa Gemma".
E, così, il 23 novembre del 1944, per costringere gli ultimi inquilini a sgomberare il fabbricato, vi si insediarono le prime suore: Suor Modesta Petrone, Suor Pierina Politano e la postulante Rosina Cesario, che con zelo e ardore iniziarono la loro missione di carità. Nasceva così l' Istituto Santa Gemma Galgani delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C.. Trovarsi fra gente di partiti politici avversi, non c'era, infatti, la tolleranza di oggi, fra gente sconosciuta, quasi ignara della religione fu un'opera ardua.
La zona marina, alquanto disagiata e povera di strutture, quasi abbandonata a se stessa, a quei tempi costituiva lo spauracchio di Paola, qualcuno addirittura aveva anche paura di passare per questa zona. Inizialmente le suore si stabilirono solo in due camerette, perché le altre stanze del fabbricato, oltre ad essere inagibili, erano ancora in mano agli inquilini che, prima di liberare la casa, opposero molta resistenza.
Madre Elena volle seguire personalmente l' inizio della nuova opera e, nonostante i disagi e le difficoltà del viaggio, a quei tempi non era troppo facile raggiungere Paola, visitava spesso la nuova comunità, verificando, esortando e, soprattutto, affiancando le sue figlie in questa nuova impresa. L'amore per San Francesco la coinvolgeva direttamente in questa esperienza. La gente della marina si rivelò subito sincera e generosa, l'accoglienza fu grande e sentita, le suore venivano aiutate non solo a livello materiale, ma si riponeva in loro ogni fiducia.
Intanto alle prime tre sorelle, nell' anno 1945 fino all'ottobre del 1946, si alternarono Suor Angelica Trotta, come prima Superiora della nuova casa e Suor M. Teresa Fiorita, che, gradualmente, presero contatto con la nuova realtà. Entrambe, nonostante la grande povertà in cui si ritrovarono, non fecero nessuna fatica ad inserirsi in modo semplice e fattivo nel precario contesto socio-ambientale della zona marina. Si fece accoglienza al primo gruppo, circa una diecina, di bambine interne. Con loro fu avviata l' esperienza delle colonie estive, istituite dalla Pontificia Opera Assistenza (P.O.A) che raccoglieva un numero massiccio di bambini bisognosi, provenienti dai paesi dell'intera provincia di Cosenza. Con Suor M. Teresa Fiorita si è data inizio alla Scuola Materna, che fece da ponte di congiunzione con le famiglie.
Nei primi giorni del mese di novembre del 1946, con l'arrivo di Suor Teresa Infusino, come nuova Responsabile, la comunità, formata da più numerosi membri, acquistava un suo più definitivo assetto e una sua più precisa composizione, che restò inalterata per molti anni. Accanto a Suor Teresa, come collaboratrice sincera e assidua, incontriamo, nel pieno della sua giovinezza e del suo entusiasmo, Suor Genoveffa Morrone, inviata direttamente dalla Fondatrice nella nascente comunità, con il mandato specifico dell'attività pastorale oltre alle altre mansioni. Si diede inizio ad una vera e propria opera di apostolato,nella Chiesa di San Leonardo, con l' Azione Cattolica.
Furono anni molto intensi e fecondi e la vicinanza alla gente era favorita anche dall' ubicazione della casa, incastonata nel cuore della Marina e, quindi, punto di attrazione e di convergenza. Fu quasi naturale creare un' osmosi tra la gente e la comunità. L'accoglienza benevola di Don Adamo Guaglianone, Parroco della Chiesa di Montevergine, cui la zona marina apparteneva, facilitò alle suore il loro inserimento e la loro integrazione nel tessuto sociale. Con il suo appoggio e il suo incoraggiamento si intraprese un'opera di evangelizzazione capillare e di formazione religiosa.
"Eravamo l'unica presenza religiosa, riferisce Suor Genoveffa, nella zona non c'era ancora un sacerdote. Si avviò la catechesi inizialmente con gli adulti e, poi, anche per i bambini, perché la zona aveva particolarmente bisogno di una ripresa a livello religioso. Essendo la Chiesa di San Leonardo molto piccola, le prime comunioni e le cresime si facevano all'aperto. Ricordo che raggiungevamo i ragazzi nei campetti dove giocavano, proprio là, seduti sulle pietre, oppure, quando non ne avevano voglia, si andava al mare,dove seduti sulle barche si parlava di Gesù. Era una catechesi esperienziale e gioiosa, i ragazzi attratti dal nostro entusiasmo venivano volentieri. Si partecipava alla gara catechistica diocesana registrando grandi risultati. Nel febbraio del 1947 ci fu la missione cittadina tenuta dai Padri Redentoristi. Alcuni dei Padri sono stati ospiti nella nostra casa. Sono stati giorni intensi di entusiasmo religioso e di avvicinamento al Signore. Ma un' ombra si addensò sui quei giorni, perché i ragazzi della marina, aizzati da alcune persone, che appartenevano a partiti avversi alla religione, si misero a tirare pietre, disturbando le funzioni religiose. Il povero parroco, Don Adamo, quella sera dovette anche lui pernottare a casa nostra, perché era pericoloso uscire. Il giorno seguente i missionari, con tutti i parroci di Paola, organizzarono una processione penitenziale che si concluse con la richiesta di perdono da parte dei mandanti. E così si riprese la pace interrotta".
Grazie all'opera instancabile delle suore, si incominciò a formare la comunità cristiana, che nel settembre del 1954 ebbe il suo primo Parroco nella persona di Don Domenico Lanzillotta, santo sacerdote, anche se anziano. Le prime volte le suore andavano a chiamare la gente casa per casa, perché non c'era nessuno per la celebrazione della Messa. La stessa cosa capitava per le funzioni della settimana santa, perché ancora le gente, liturgicamente, non era preparata. A Don Domenico Lanzillotta, seguì Don Giuseppe Ramundo, che rimase alla Marina dal 1959 al 1966, sostituito, poi, il 20 gennaio 1967 da Don Alessandro Scrivano, tuttora in servizio.
Tra le attività che hanno segnato il lavoro interno della casa, negli anni 1946-51, c'è la colonia estiva, che raggiungeva più di duecento ragazzi all'anno, nonostante la casa non fosse idonea. Nel 1950 la colonia è stata alloggiata nei locali della Scuola Elementare vicino al Carcere e dal 1951 al 1955 a San Lucido. Dal 1949 al 1953 le attività interne vennero ridimensionate per la precarietà dei locali, in quanto la casa era pericolante e, perciò, dichiarata inagibile dal Comune.
Nonostante questo, all'esterno il lavoro pastorale fu vario e molteplice: catechismo, azione cattolica, opere parrocchiali in genere venivano curate con grande zelo e spirito di abnegazione. In modo particolare venivano curate le comunioni tardive e le regolarizzazione dei matrimoni.
I lavori di restauro, incominciati nel 1952, furono a carico dello Stato, che, a quei tempi, concesse un contributo di trenta milioni, e terminarono nel 1954, anno in cui con grande gioia venne ripresa l'attività interna, che era quella dell'assistenza. Il numero dei bambini nella casa di Paola, di anno in anno, contava sempre il massimo della capienza possibile. Nel 1956 si è avuta una ripresa formidabile con l'accoglienza delle orfane dei lavoratori, E.N.A.O.L.I, (Ente Nazionale Assistenza Orfani Lavoratori Italiani) che rese l'Istituto Santa Gemma, molto noto e apprezzato. Fu aperto il laboratorio di cucito e ricamo per le giovani. Ma, a causa del numero sempre crescente, si incominciò a pensare alla possibilità di avere locali più ampi e spaziosi, perché, ormai, i locali di Santa Gemma si rivelavano insufficienti. Dietro suggerimento del Sindaco del tempo, Commendatore Emilio Carnevale, molto sensibile all'opera di carità che le suore portavano avanti, Madre Elena acquistò un suolo dal Demanio dello Stato, situato nella zona arenile, completamente spopolata e priva di attrezzature.
Era il 1954 quando, insieme a Suor Luigina Mazza, Madre Elena concretizzò l'atto dell'acquisto. Era presente,come testimone, anche Suor Teresa Infusino, Superiora della comunità di Paola.
Con quali soldi è il solito segreto della Provvidenza, se è vero che il giorno in cui sono iniziati i lavori della casa in Via Arenile, il 24 giugno 1958, il conto delle Suore Minime di Paola, aveva solo un ammontare di diecimila lire.Il progetto del costruendo edificio fu elaborato dall' Ing. Dottor Giambattista Santoro di Cosenza, amico e benefattore dell' Istituto di Madre Elena. Nella nuova costruzione, sotto la guida del maestro Signor Emilio Mantuano, del figlio Franco, che in seguito divenne Dipendente comunale, sostituito dal Geom. Francesco Meo, e del Geom. Giovanni Carnevale, si sono susseguiti sei cantieri di lavoro, autorizzati dall' Ispettorato del Lavoro. I fondi erano sempre inadeguati rispetto alle esigenze, alle suore toccava reperire il materiale, industriarsi in ogni modo per evitare il blocco dei lavori. Alla morte di Madre Elena, avvenuta il 19 giugno del 1961 la nuova costruzione era sul punto di realizzare il primo solaio. In seguito, con la concessione di un mutuo a fondo perduto di cinquanta milioni da parte del Ministero dei Lavori Pubblici, si riavviarono i lavori, che, diretti dall' Ing. Dottor Francesco Marcelli, furono affidati all' impresa del Signor Tullio Samà. In seguito, sempre per mancanza di fondi, i lavori proseguirono a rilento. Quando finivano quei pochi soldi che si riusciva a racimolare, risparmiando come meglio si poteva, si fermavano anche i lavori. Tra difficoltà e intoppi vari, soprattutto di natura economica, i lavori si protrassero fino al 1974, anno in cui avvenne il trasferimento definitivo sul Lungomare di Paola, con la conseguente chiusura dell' Istituto Santa Gemma.
Tale decisione, imposta anche dall'impossibilità di poter reggere due case, recò tanto dolore e sgomento alla gente della zona marina, che riteneva l'Istituto Santa Gemma come casa propria. Per molto tempo tutti si sentirono privati di quel punto di riferimento, che aveva trasformato l'intera zona marina in una vera e grande famiglia. Tale soppressione, da parecchi, venne vista come un'ingiustizia e una mancanza di sensibilità nei riguardi di quanti si erano cresciuti e formati, guardando l'Istituto Santa Gemma come luogo di sicurezza e di promozione umana e sociale. Forse nell'intenzione di Madre Elena tale soppressione non sarebbe mai dovuta avvenire, se è vero che fu proprio lei a scegliere la denominazione "Stella del Mare" per la nuova casa, che, secondo il suo pensiero, doveva servire per le colonie estive ed essere utilizzata esclusivamente per il mare.
Suor Luigina Mazza, che le succede alla guida dell'Istituto, asseriva, infatti, che questa casa doveva essere destinata alle colonie estive e al soggiorno per il mare di suore e bambini. Avevano ragione entrambe, perché così veniva salvaguardata l'attività educativo-assistenziale, già esistente nell'Istituto Santa Gemma, e chi doveva villeggiare poteva usufruire della libertà necessaria per l'impostazione di orari e ritmi di vita, nella casa "Stella del Mare. La mancanza di adeguati sostentamenti impedì l'attuazione di questo progetto e comportò il sacrificio dell'Istituto Santa Gemma, poiché, dal momento che non era possibile tenere in piedi due case, o meglio due grandi fabbricati, la scelta cadde su "Stella del Mare", non solo perché la casa disponeva di locali più ampi e luminosi ma, soprattutto, per il giardino e l' ampiezza dello spazio.
Nel 1967, il 27 gennaio, era passata alla vita eterna anche Suor Luigina Mazza, che aveva seguito con particolare attenzione la casa "Stella del Mare" ancora in costruzione. Nel novembre dello stesso anno, dopo la celebrazione del 3° Capitolo Generale dell'Istituto, così come previsto dalle Costituzioni, ci fu un avvicendamento nella comunità di Paola. Al posto di Suor Teresa, arrivò come nuova Superiora, Suor Imelda Mazzulla, proveniente dalla comunità di Roma, la comunità dove Madre Elena, nostra Fondatrice, il 19 giugno del 1961, aveva concluso la sua esistenza terrena. Anche Suor Genoveffa, rimasta nella comunità di Paola per 21 anni, veniva ora destinata alla fondazione della casa di Bari. Suor Genoveffa, pur non essendo la Responsabile della comunità, oltre a tutta la mole di lavoro, dentro e fuori la comunità, aveva seguito, anche, la costruzione e i lavori di Stella del Mare, in piena sintonia di intenti con le Superiore dell'Istituto, che nutrivano verso di lei una fiducia illimitata. Suor Imelda, come capita spesso, in occasione di ogni trasferimento, che all'inizio ti fa vedere tutto complicato e difficile, si spaventò alla vista della costruzione ancora incompleta.
C'erano già le finestre, la cucina e l' impianto di riscaldamento erano stati ultimati, ma, in ogni modo, restava ancora tanto da fare. Suor Imelda, avvantaggiata anche dall'esperienza fatta a Roma, con l'aiuto di Suor Genoveffa, che, nonostante stenti e difficoltà, non aveva mai smesso di amare e prediligere la casa di Paola, dovette rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Ma, come sempre, servivano fondi.
La Provvidenza, in ogni caso, era già all'opera, anche se le sue casse erano vuote. Senza pensarci a lungo, Suor Imelda, come Superiora dell' Istituto Santa Gemma, prese subito la via di Roma alla ricerca di qualche finanziamento. Si fece ricevere dal Ministro della Pubblica Istruzione, On. le Riccardo Misasi, di origine cosentina, per esporgli il suo problema e chiedergli l' aiuto di cui aveva tanto bisogno. Il Ministro, dopo aver ascoltato la sua accorata richiesta, le rispose che poteva darle l'aiuto di cui aveva bisogno, soltanto, se nella nuova casa sarebbe sorta un' istituzione scolastica. Dal momento che a Paola, disse il Ministro, non esiste ancora una Scuola Magistrale si potrebbe riflettere sull'opportunità di questa scelta. Appena rientrata in sede, Suor Imelda informò il Consiglio Generale dell'Istituto di quanto riferito e fu quasi unanime il consenso avuto per l'istituzione della scuola.
Sembrava difficile opporre un diniego a tale possibilità, perché si intuì che la scuola, senza nulla togliere a quello che era lo specifico della casa, cioè l'opera assistenziale, veniva a costituire una ricchezza in più per la formazione e la preparazione dei bambini e delle ragazze, che già erano accolti nell'Istituto Santa Gemma.
Si avviarono subito i preparativi per l'apertura della Scuola Magistrale, si lavorò intensamente per ottenere le autorizzazioni necessarie da parte degli Enti competenti, compreso il Nulla Osta della Congregazione per l' Educazione Cattolica. L'11 ottobre del 1971, nel nuovo Istituto Stella del Mare, sito in Via Arenile, cominciò a funzionare la prima classe privata della Scuola Magistrale, per il conseguimento del titolo legale di abilitazione all'insegnamento nelle scuole materne. Negli anni a seguire si formarono le altre due classi.
L'iter della Scuola Magistrale aveva un indirizzo di studio triennale. In seguito Suor Imelda Mazzulla, delegata e costituita speciale procuratrice della rappresentante legale dell' Ente gestore delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C., chiese la stipula della Convenzione tra il Ministero della Pubblica Istruzione e l'Ente Morale della Congregazione Religiosa delle Suore Minime della Passione, che venne approvata con D.M. il 7 giugno del 1974. Se quest'anno segna una vittoria per l'autorizzazione della Scuola Magistrale, nel contempo fa registrare la tristezza della soppressione dell' Istituto Santa Gemma, con il conseguente trasferimento dell'attività socio-assistenziale. Sino ad allora, infatti, a partire dal 1971 avevano funzionato ambedue le case. L' apertura della Scuola Magistrale, rese la nuova casa molto conosciuta in Provincia, nell'intera Regione Calabria e anche fuori dai confini regionali. La Scuola ebbe subito uno sviluppo notevole. Le alunne frequentanti, provenienti dal vasto territorio della costa tirrenica e da ogni parte della Provincia, aumentavano di anno in anno.
Si arrivò, in breve tempo, anche alla formazione di tre corsi di studio, che si mantennero per un buon numero di anni. Certamente tale affluenza era favorita dall'indirizzo triennale di studio. Molte delle alunne provenivano anche da altre scuole. Questo boom della Scuola Magistrale durò almeno per una diecina di anni. Molto valido il Corpo Docente, tra cui anche alcune religiose della comunità, come Suor Vincenzina Mollo, apprezzata e stimata come Insegnante di Pedagogia e Psicologia.
Accanto alla Scuola Magistrale, molto fiorente e funzionale anche la Scuola Materna, dove le alunne della Scuola Magistrale facevano Tirocinio, sotto la guida di insegnanti esperte e preparate. Centinaia le alunne che ogni anno conseguivano il Diploma, perché alle frequentanti si univano le privatiste. L'afflusso delle privatiste fu un fenomeno veramente massiccio in quegli anni.
Suor Imelda ebbe la responsabilità della Scuola dal 1971 alla prima decade del mese di novembre 1985. Il 14 novembre dello stesso anno, dopo la celebrazione del 6° Capitolo Generale dell'Istituto, subentrò al suo posto Suor Eugenia Amodio, anche come Preside della Scuola. La presidenza della Scuola fino ad allora era sempre stata affidata a Docenti laici, molto qualificati. Quando Suor Eugenia arrivò, purtroppo, per la Scuola Magistrale, anche se ancora si reggeva su tre classi, era già iniziato i il suo declino. La scuola italiana stava cambiando, infatti, man mano che si affermarono i nuovi indirizzi scolastici, a carattere tecnico-professionale, l'istruzione magistrale e le scuole, che non avevano un curriculum quinquennale entrarono in crisi, perché poco adeguate rispetto ai tempi, che evolvevano nel campo della tecnica e della informatica.
Malgrado tutti i tentativi fatti, gli sforzi e le fatiche affrontate, sin dall'anno scolastico 1987/88, il numero delle alunne continuava a contrarsi. La situazione della Scuola appariva sempre più incerta e precaria. Pur imboccando vie diverse come quella del biennio post diploma, al termine del quale si conseguiva il titolo corrispondente alla: "maturità professionale di assistente per le comunità infantili", non si approdò a nulla, perché, quando il Ministero della Pubblica Istruzione autorizzò la sperimentazione, ormai, non c'erano più alunne.
Ad ogni sforzo fatto, purtroppo, è seguito solo un risultato fallimentare. Con sommo dispiacere, non solo della comunità religiosa, ma dell'intero territorio paolano, si concludeva uno dei capitolo più belli della storia di Stella del Mare. Con l'apertura dell'anno scolastico 1990/91, in attesa di ridiscutere il problema in assemblea capitolare nell' agosto del 1991, si chiese per un anno la sospensione dell'attività didattica della Scuola Magistrale. La scuola materna reggeva, ancora, piuttosto bene. La stessa assemblea capitolare si trovò nell'impossibilità di dare una soluzione diversa al problema della Scuola Magistrale "Stella del Mare".
L'11 aprile del 1992, con grande rincrescimento, si arrivava alla chiusura definitiva della Scuola, che sin dal 1974, aveva seminato tanto bene, raccogliendo ovunque apprezzamenti e soddisfazioni. Contemporaneamente al naufragio della Scuola, si assestava e si impostava sempre meglio l' opera socio-assistenziale, che ha costituito e costituisce, tuttora, il perno della nostra missione. Il numero dei bambini e degli adolescenti presenti, all' Istituto Santa Gemma prima e a Stella del Mare dopo, non ha mai avuto flessioni.
Sempre in questo periodo, iniziò anche il faticoso iter burocratico per l'autorizzazione al funzionamento e la relativa iscrizione all'Albo Regionale della struttura. Ma già dall' estate del 1992, in seguito a delle richieste urgenti di accoglienza per donne in gravi difficoltà, anche con bambini, cominciarono ad arrivare segni evidenti che la Provvidenza stava predisponendo vie e progetti nuovi per il futuro della casa.
Nel febbraio del 1994, poiché tali richieste aumentavano, dopo aver fatto un'attenta lettura dei bisogni del territorio, nell'ex reparto Scuola, ormai disabitato da due anni, incominciò a farsi strada, in comunità, l'idea di avviare una nuova opera socio-assistenziale e di legalizzare quanto in concreto già, da più tempo, si faceva. Dopo aver preso contatti con il Servizio Sociale del Comune di Paola, che, nella persona di Elena Castagna, rispose alle nostre sollecitazioni, con i Funzionari della Regione, avuto il consenso del Consiglio Generale dell' Istituto delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C. si procedeva alla realizzazione di un Centro di accoglienza temporanea per donne in difficoltà, gestanti e/o con figli.
L'11 luglio del 1994 si è dato inizio ai lavori di ristrutturazione dell'ex reparto Scuola, dove, in base alla normativa è stato necessario creare una struttura di tipo familiare, per salvaguardare l'autogestione e la promozione dell'autonomia personale. E' stata un'opera voluta dalla Provvidenza, perché quando sembrava che i lavori avviati, a causa della precarietà economica, non potevano più proseguire, la situazione fu subito sbloccata per la generosa offerta di cinquanta milioni, pervenutaci dal Rev.do Don Vincenzo Alfano, anziano sacerdote del luogo, ospite nella nostra casa per le sue condizioni di salute.
Sempre per una provvidenziale coincidenza, quasi a garantire la continuità di un servizio che, ieri come oggi, scaturisce da un'esigenza di carità, il Centro di accoglienza per donne in difficoltà venne inaugurato il 23 novembre del 1994, in occasione del 50° anniversario di fondazione delle Suore Minime della Passione a Paola. Era il terzo Centro in tutta la Regione Calabria e il primo che sorgeva nella Provincia di Cosenza. Pur se privo della dovuta autorizzazione, il Centro, ancor prima di essere inaugurato, entrò subito in pieno funzionamento, Furono accolte le prime due mamme in difficoltà, una con due figli, proveniente dal Catanzarese e l'altra con una, della Provincia di Cosenza. Le difficoltà, come ovviamente si può intuire e prevedere, non sono mancate, anzi continuano ancora nell'oggi. Il rapporto con gli adulti resta sempre un po' conflittuale, ma al di là di ogni cosa, occorre una grande dose di amore, capacità di ascolto, tanta pazienza e comprensione unita a fermezza e decisione di carattere. Per dirla con San Francesco, alla cui protezione affidiamo ogni nostra intenzione, "bisogna usare la verga e la manna" per riuscire a mantenere l'equilibrio necessario. Non sempre, infatti, il servizio prestato in quest'opera è motivo di gratificazione.
Sempre nel 1994, anche la Scuola Materna, che, sin dalla chiusura della Scuola Magistrale, aveva proseguito, nel miglior dei modi, l'attività didattica, incominciò a perdere quota, soprattutto, per il ridimensionamento numerico dei bambini, causato, in parte, dall'apertura della Scuola Materna Statale.
Nel 1995 si registrarono altri ingressi nel Centro delle Donne in difficoltà. La celebrazione del 8° Capitolo Generale dell' Istituto, nell'agosto dello stesso anno, provoca nella comunità di Paola un ulteriore cambiamento della Responsabile. Dopo una fatica immane, anche dal punto di vista burocratico, avuti i relativi pareri favorevoli del Comune e dell' A S L di appartenenza della struttura, il 12 dicembre dello stesso anno, venne effettuato il sopralluogo della Commissione Regionale per l'autorizzazione al funzionamento e la relativa iscrizione all'Albo Regionale dell'Istituto Stella del Mare. Tale autorizzazione chiesta in data 03.09.1990 venne concessa solo in via provvisoria per l'ospitalità di 24 minori in regime residenziale e di 10 minori in regime semiresidenziale.
Sempre nello stesso giorno, in seguito alla richiesta avanzata in data 1° marzo 1995, venne autorizzato, per l'ospitalità di n. 8 utenti tra adulti e minori, anche per il Centro delle Donne in difficoltà. Erano stati fatti passi veramente significativi per la vita dell'Istituto, ma non si ebbe il tempo di assaporare quanto faticosamente conquistato, perché, il 4 gennaio del 1996, Suor Eugenia Amodio veniva trasferita nella comunità di Cosenza, casa-madre.
Al suo posto, dalla stessa comunità, veniva scelta come Responsabile Suor Elisa De Gaetano. Sono anni duri sia per chi era chiamata a lasciare, sia per chi assumeva il nuovo incarico. Suor Elisa, già calata nelle problematiche della casa, non perde tempo per rimuovere gli inconvenienti che avevano impedito l'autorizzazione in via definitiva. Le richieste della Commissione Regionale erano state precise e non si poteva superare un periodo di due anni dalla notifica della delibera, avvenuta in data 14 febbraio 1996. Occorreva provvedere subito all'installazione di un ascensore, alla realizzazione di un bagno per portatori di handicap e acquisire il relativo certificato dei Vigili del Fuoco. Per gli adeguamenti richiesti dalla Legge, nel corso degli anni, la casa si è continuamente trasformata un cantiere quasi permanente. C'erano sempre delle motivazioni valide, che obbligavano ora questo ora quel lavoro di ristrutturazione. Ma i fondi di cui l'Istituto disponeva non sono stati mai floridi. Era impossibile fermarsi. Intanto, durante questi anni si è continuato a registrare un incremento di minori. Nella società del benessere, purtroppo, continuavano ad aumentare le famiglie gravate da difficoltà di ogni genere e, di conseguenza, i Servizi Sociali territoriali bussavano di frequente alla porta della nostra casa.
L'autorizzazione definitiva al funzionamento e la relativa iscrizione all' Albo Regionale, per entrambe le realtà socio-assistenziali, venne concessa in data 26 ottobre 2000. Era stato raggiunto un bel traguardo, ma già sin dal 1997, con la Legge 285 del 28 agosto, le politiche sociali in Italia, stavano riscoprendo una nuova attenzione nei confronti dei minori. Togliendo l' infanzia e l'adolescenza da quella condizione di subalternità che avevano avuto in passato, si sollecitavano profondi cambiamenti e percorsi diversi, da quelli finora fatti nel campo dell'accoglienza. Bisognava ripartire.
Anche nella nostra Regione, mediante la penetrazione di nuovi valori e l'introduzione di modalità innovatrici, era stato avviato il processo di riconversione degli Istituti, 83 quelli ancora presenti in Calabria, che venivano sempre più "etichettati" per il numero massiccio di minori e le modalità di accoglienza. Era necessario, soprattutto, un cambiamento di mentalità. Alla legge 285 era seguita intanto, l'8 novembre del 2000 la Legge 328, "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e sistemi sociali".
Quasi a catena, il 28 marzo 2001, la Legge 149, ribadiva il diritto del minore a crescere e ad essere educato nell'ambito della propria famiglia, e a questo scopo, disponeva interventi di sostegno e di aiuto a favore delle famiglie bisognose. Qualora ciò non fosse stato possibile si obbligava l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare, ma solo per un periodo di tempo limitato. L'Istituto tradizionale, ormai, era stato superato. Bisognava imboccare la strada, che portava verso nuove forme di accoglienza. Per i minori erano da privilegiare "la casa-famiglia" per i residenti e il centro Diurno per i non residenti. Si aprivano, intanto, per la casa di Paola, nuove possibilità.
Dopo il Capitolo del 2001, infatti, avviene nella comunità di Paola un altro cambio di turno. Insieme a Suor Eugenia Amodio, (10 ottobre 2001), come Responsabile, l'8 ottobre del 2001, arrivano Suor Innocenza Vena e Suor Adelaide Volpintesta. Per tutte e tre si trattava di "un ritorno" che ebbe, invece, la durezza di un inizio molto gravoso e impegnativo. C'era subito da mettersi all' opera. Non c'era tempo per i problemi personali. Rispetto ai cambiamenti avvenuti a livello sociale, infatti, la situazione dei minori nell'Istituto "Stella del Mare" era ancora un po' ferma e stazionaria. Si era lavorato tanto negli anni precedenti, ma bisognava subito avviare un processo di trasformazione dell' Istituto tradizionale esistente. Suor Eugenia, forte dell'esperienza di riconversione fatta nella casa di Cosenza, ma anche tanto stanca per il cumulo di lavoro che aveva appena portato a termine nell'interesse dei minori, non poteva concedersi soste e ritardi. Con rinnovato coraggio si intraprese il progetto di trasformazione, che ha ridato una nuova fisionomia all'Istituto "Stella del Mare".
Anche questa volta per l'adeguamento della struttura fu necessario imbarcarsi nell'impresa della ristrutturazione degli ambienti. Il più dei lavori era già stato fatto negli anni precedenti, ma in ogni caso bisognava, comunque intervenire. Dopo il faticoso impegno della riconversione, durata nove mesi, novembre 2001- luglio 2002, proprio come un parto normale, il 24 luglio del 2002 è stato raggiunto il traguardo significativo dell'autorizzazione al funzionamento di una casa-famiglia, cioè di una comunità residenziale a conduzione familiare, e di un centro diurno per minori.
Non è stato facile realizzare tutto questo, gli intoppi burocratici non sono stati pochi, quando si pensava di aver completato e ultimato la pratica, mancava sempre qualcosa.
Con la casa famiglia si è verificato anche l' approdo ad una qualità educativa diversa. A differenza dell'Istituto, infatti, che si reggeva sul grande numero, la casa-famiglia obbliga a fare delle scelte mirate, per porre il bambino o l'adolescente al centro dell'attenzione. Alla riconversione puramente strutturale, si è necessariamente dovuto accompagnare anche un cambiamento di mentalità, che ci fa costantemente mettere al centro "il bambino" con tutti i suoi diritti e le sue esigenze. E il primo ed irrinunciabile diritto per ogni bambino è quello di avere una sua famiglia.
Data la diversa tipologia di accoglienza nella casa famiglia e nel centro diurno, il numero dei bambini si è contratto, siamo stati autorizzati all'accoglienza di 12 minori in casa-famiglia e di 10 in Centro Diurno. Se dal 1944 al 1974, l'Istituto Santa Gemma aveva avuto una forte dimensione "popolare" e nel periodo dal 1974 al 1990 l'Istituto Stella del Mare, con la fondazione della Scuola Magistrale avuto mostrato un volto più "istituzionale", dal 1992 è emerso in modo sempre più chiaro l'aspetto "sociale" della nostra missione: l'accoglienza dei bambini e della persone in difficoltà, che è poi il cuore stesso del carisma della famiglia religiosa delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C.
Oggi "Stella del Mare", è una struttura polifunzionale con una forte accentuazione sociale, che raggruppa al suo interno tre diverse tipologie di accoglienza: una casa famiglia per minori, un centro diurno per minori e un centro per donne in difficoltà con e senza figli. Data la sua composizione molto diversificata, nella struttura si accolgono minori da zero a 18 anni e donne in difficoltà che hanno raggiunto la maggiore età. E' necessario risvegliare una nuova attenzione per l ‘opera socio-educativa, svolta per il recupero e la promozione delle persone più deboli. Nel corso di questi anni si è fatta opera di sensibilizzazione per formare un gruppo di volontari e creare una rete di solidarietà attorno alla massiccia realtà di "Stella del Mare", ma il volontariato, purtroppo, resta ancora un'esperienza molto fluttuante.
I "poveri" di Stella del Mare, appartengono all' intera comunità ecclesiale e sociale, bisogna, perciò, che il territorio riconsideri in modo più sentito la missione delle Suore della Marina. La comunità religiosa non può più ritenersi autosufficiente, perché c'è una responsabilità a livello umano e cristiano, che incalza, interpella e scuote ciascuno in particolare. C'è bisogno di solidarietà, comprensione e aiuto da parte di tutti i soggetti coinvolti (strutture di accoglienza, operatori, istituzioni pubbliche, forze sociali, volontariato...) per camminare insieme verso l'obiettivo comune: farsi carico del disagio altrui.
Bisogna, perciò, uscire dal tunnel del proprio egoismo. E' più facile dare le proprie cose, ma questo non basta, è necessario il dono di se stessi. La mia vita, il mio cuore, il mio tempo, la mia presenza attenta e discreta... questi sono i doni più graditi. La vocazione che la comunità religiosa di "Stella del Mare" sta riscoprendo come propria in questi primi anni del terzo millennio è " la promozione della cultura della solidarietà" e, per riuscire in questo, occorre riscoprire la "prossimità evangelica" per non tradire la propria e altrui umanità. Dal 1944 ad oggi, infatti, pur manifestando volti diversi nell' evolversi del tempo, la struttura "Stella del Mare", ha sempre e solo trovato il suo impulso e la sua forza operativa unicamente nella scelta della carità evangelica.

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